Chi lavora nel turismo oggi si trova davanti a una sfida: come attrarre visitatori nei borghi e nelle città meno note senza trasformarli in luoghi artificiali?
La risposta non è inseguire i modelli delle grandi città d’arte, ma offrire esperienze uniche, autentiche e personalizzate.
Ed è qui che entra in gioco il digitale.
Strumenti come lo storytelling multimediale, la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale non sostituiscono il borgo, ma lo amplificano: permettono di raccontare meglio le storie, rendere più accessibile il patrimonio e coinvolgere i visitatori in modo nuovo.
IOgni borgo ha un’anima fatta di storie: leggende, tradizioni, mestieri, voci locali.
Lo storytelling digitale permette di farle vivere anche a chi arriva solo per poche ore.
Può essere un podcast da ascoltare passeggiando, un’audio-walk che svela segreti a ogni tappa, o brevi video condivisibili che trasformano il visitatore in un narratore.
Il vantaggio?
il turista si sente parte di una comunità,
porta via un ricordo emozionale,
condivide contenuti che danno visibilità al territorio.
Immagina un turista che inquadra con lo smartphone una piazza e vede comparire la sua forma medievale, oppure una statua che prende vita e racconta la sua storia.
La realtà aumentata (AR) non è fantascienza: oggi è accessibile e può essere integrata con QR code o semplici app.
Per i borghi è un’occasione per valorizzare anche i beni meno conosciuti, dando loro nuova forza comunicativa.
L’IA non serve solo alle grandi piattaforme: anche un piccolo borgo può usarla per creare valore.
Un chatbot locale, per esempio, può:
rispondere 24/7 alle domande dei visitatori,
proporre itinerari personalizzati in base al tempo disponibile,
raccogliere dati utili per migliorare i servizi.
Il segreto è usarla come strumento di accoglienza intelligente, non come sostituto del contatto umano.
Il rischio, lo sappiamo, è pensare al digitale come a un gadget.
In realtà, funziona solo se è integrato nella vita del borgo:
i giovani possono diventare i creatori di contenuti,
le botteghe possono essere tappe delle esperienze,
le associazioni culturali possono trasformarsi in narratori digitali.
Così il digitale diventa collante, non barriera.
Il digitale non rischia di rovinare l’autenticità del borgo?
No, se usato con intelligenza. Gli strumenti devono amplificare le storie locali, non sostituirle.
Quanto costa introdurre AR o AI in un piccolo borgo?
Molto meno di quanto si pensi. Spesso bastano QR code, app web e una community di giovani creativi.
Chi gestisce i contenuti digitali?
Idealmente un mix: operatori turistici, associazioni locali e giovani professionisti. Questo assicura continuità e autenticità.
Il turismo nei borghi non ha bisogno di grandi opere.
Ha bisogno di storie, di esperienze personalizzate e di strumenti che sappiano renderle vive anche attraverso il digitale.
Lo storytelling, la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale sono leve già disponibili.
Sta agli operatori decidere di usarle per fare dei propri borghi non solo mete turistiche, ma luoghi da vivere, ricordare e raccontare.
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